La teoria di Camila, Gabriella Genisi, ed. Giulio Perrone

genisiGabriella Genisi è una delle mie scrittrici preferite e, da appassionato del genere “giallo” o “noir” che dir si voglia, sono letteralmente innamorato delle sue creazioni letterarie. Ho letto tutti i sette romanzi pubblicati da Sonzogno con protagonista la commissario di polizia Lolita Lobosco, una sorta di “Montalbano delle puglie”, personaggio di una simpatia dirompente e di una umanità coinvolgente, che probabilmente vedremo presto in una fiction televisiva. Ho amato subito anche l’ultimo arrivato, il maresciallo dei carabinieri Chicca Lopez, la giovane protagonista di “Pizzica amara”, un noir in piena regola ambientato tra i misteri del Salento, edito nella collana Nero di Rizzoli.

Insomma, Gabriella è una scrittrice che sa cambiare registro e lo dimostra il successo di entrambi i suoi filoni narrativi. Siamo però nell’ambito del “poliziesco” e si potrebbe dire che si tratta solo di una variazione sul tema …

E invece, ecco la sorpresa.

La teoria di Camila è un autentico gioiellino “fuori catalogo”, una storia totalmente diversa, un genere completamente altro. Succede talvolta che gli autori restino incastrati nei loro personaggi, nei loro percorsi narrativi più collaudati. A volte questo può accadere per pigrizia, altre può prevalere la paura che i lettori non premino lo sforzo, perché spiazzati dalla novità. Succede nella musica, succede anche nella scrittura. Ma quando si ha il coraggio di rischiare possono accadere cose belle. Come in questo caso.

Il romanzo racconta una di quelle esperienze che sono talmente comuni eppure così straordinariamente uniche. E’ la storia di un uomo, Marco …

“… quarantanove anni, due figli, una moglie, un’ex moglie, un’amante, un paio di amichette per evasioni a macchia di leopardo, il mutuo della casa da pagare, una barca in società con un paio di amici, diciotto mesi di rate per l’auto nuova. Un lavoro che non mi piaceva. Oltre a una quasi sorella che viveva da vent’anni in Australia e mi mancava tantissimo. Tanta roba, in effetti. E tutta adulta. Eppure non era bastata a farmi diventare grande

la cui vita cambia nell’istante nel quale gli arriva un sms della badante del padre:

Me ne resi conto in pochi minuti. È quando perdi tuo padre che tutto cambia, che cresci di colpo, che scavalchi il muro e passi dall’altra parte della tua vita”.

E’ la storia di una notte. La notte nella quale, entrando nella camera del padre ormai morto, Marco apre improvvisamente gli occhi. E’ la notte della presa di coscienza. E’ la notte che cambierà tutto e porterà a fare delle scelte finalmente adulte.

Il tema è quello dei rapporti familiari. Ciò che respiriamo nella famiglia d’origine “verrà con noi” nei rapporti che costruiremo da adulti, nella famiglia che formeremo da grandi. Nel bene e nel male.

Mi ha molto colpito, in questo senso, uno degli aspetti presenti nella storia. Il padre di Marco ha rinunciato alla felicità per un senso del dovere: la donna che ha sposato non è la donna che amava davvero, ma non ha avuto il coraggio di lasciarla per una forma di “rispetto” e di protezione nei confronti dei figli … e il risultato è quest’amara constatazione:

“… Oggi sempre di più annego nella consapevolezza di aver sbagliato tutto. Il mio sacrificio, quello di Anna, non servì a rendervi felici. Non tu, non Marina […] Non commettere gli stessi errori miei e di tua madre. Vivi la tua vita adesso. Non ce n’è un’altra, credimi. E ti prego, ripara i miei errori. Quelli che ho fatto con te”.

Già, forse prima di tante altre cose bisognerebbe saper insegnare e testimoniare ai figli che si deve cercare la felicità invece di accontentarsi e di rinunciare.

Rapporti da ricostruire o, in qualche caso, da tagliare nel nome della verità. La morte, come sempre, quando ci raggiunge ci rende essenziali, ci fa dare valore a ciò che più lo merita. E senza rischiare di svelare la trama, Marco da questa notte uscirà rinnovato.

Ma è anche un romanzo che rompe i cliché. Uno di questi è sicuramente quello dell’assistenza domiciliare alle persone anziane o non più autosufficienti. E’ un servizio che sappiamo come sia generalmente affidato in gran parte a donne straniere, con tutta la “mitologia” che spesso accompagna la categoria delle “badanti”. Beh, Gabriella esattamente come per i suoi personaggi più famosi, crea con Camila una donna fuori dagli schemi. E’ lei, a mio parere, la vera protagonista del romanzo. Una protagonista silenziosa, che sa stare al suo posto … ma la cui teoria (che non vi svelo, state tranquilli) è il vero motore, l’innesco fondamentale di ogni cambiamento e scelta nuova che Marco assumerà da quel letto di morte. Una teoria che dovremmo … abbracciare anche noi nei nostri rapporti quotidiani.

Gabriella Genisi scrive con grande delicatezza e profondità. Mi stupisce la sua grande capacità di descrivere e far emergere i sentimenti di un uomo. Anzi, due in realtà: gran parte del romanzo è, infatti, narrato in prima persona da Marco e in secondo luogo dal padre attraverso la lettera che scrive al figlio. E’ veramente incredibile come Gabriella riesca così bene, da donna, a interpretare e mettere su carta i sentimenti di due uomini. Lo dico perché mi sono ritrovato perfettamente descritto in alcune sensazioni che anch’io ho sperimentato quando anni fa ho perso mia madre e mi sono ritrovato nella stessa situazione del protagonista del romanzo.

Una storia triste ma non cupa, drammatica come può essere la perdita di una persona cara ma carica di speranza. Una storia che insegna come la vita valga molto di più di un rimpianto e che c’è sempre la possibilità di riprenderla in mano e viverla pienamente: basta non rinunciare, non lasciarsi sopraffare dalla paura. Una storia raccontata senza cadere nella banalità e soprattutto con la sensibilità propria di una bravissima scrittrice. Una storia che mi ha fatto bene leggere, specie di questi tempi.

Brava, Gabriella …

ilgrandepier

Il romanzo in due parole

Non esiste un’età definita per diventare adulti, accade quando muore un genitore, che tu abbia cinque anni o cinquanta. È così anche per Marco, un ingegnere romano, una sera, dopo una partita di calcetto. La telefonata di Camila, la badante di suo padre, lo proietterà in pochi secondi in un’altra parte della vita. Nell’ora successiva Marco si ritrova a girovagare nella notte di Roma, incapace di accettare il lutto, incapace di comunicare con chiunque. Quando prende coscienza, ad aiutarlo in questo difficile passaggio troverà Camila. La stessa donna che in qualche modo lo ha allontanato da suo padre, occupandone lo spazio emotivo, sottraendo comprensione e tenerezza. In una notte lunghissima e dolorosa passata a fare i conti con gli errori del passato, con un futuro ancora tutto da vivere, si riannoda un filo spezzato tra un padre che non c’è più e un figlio che non riesce a smettere di averne bisogno.